Federico Pagliai scrittore

“ Figlia della colpa”


Un nuovo libro di Federico, edito da Pendragon di Bologna.
" Figlia della colpa” è il titolo di questo mio nuovo libro, un romanzo esoterico e dai toni noir, in cui le atmosfere oniriche si mescolano ai meravigliosi colori dei paesaggi appenninici..

“ È tornata la figlia della colpa. Tutto torna .
Appennino tosco-emiliano. Nel giorno di Natale del 2060, Irene Covoni ritrova un vecchio quaderno nero con la costola rossa, appartenuto a sua madre, in cui legge una storia accaduta molti anni prima ma che, come in una ciclica maledizione, presagisce nuovi strani avvenimenti. Le pagine scritte non lasciano scampo...

Raccontano i giorni della follia e della droga contenuta nei funghi, i quali provocano una stato di vaneggiamento capace di trasportare gli uomini nell'aldilà per poi fare ritorno e infrangere l'ultimo dei tabù il confine fra vita e morte. Rccontano dell'atroce guerra che alcuni "resistenti" ingaggiano contro altri montanini al soldo dei nuovi padroni della montagna, i cinesi, che arrivano e comprano tutto e tutti, stravolgendo la millenaria pace di questi luoghi. Il Male dilaga senza freni in un'escalation di violenze, ripicche e stravolgimenti che sembra irreversibile. Ma forse non tutto è perduto ...

“ Storie di Stinchi e ... contorni”


Il nuovo libro di Federico, edito da Pendragon di Bologna, esce il 15 Maggio al Salone del Libro di Torino ma è già prenotabile sin da ora in libreria.
Sinossi dell'opera

" Storie di Stinchi e ... contorni,venti racconti eno-gastro ironici” sono il titolo e sottotitolo di questo mio nuovo libro, con la prefazione di Dario Cecchini, il noto macellaio di Panzano.

“ Qualcuno, forse, si sorprenderà nel veder pubblicato un mio libro che ha per argomenti principali il cibo e la cucina. In realtà, solo in parte è così e forse il cibo è solo un pretesto per raccontare e scrivere storie di crinale. Perché anche in questo volume semplice, goliardico, sincero, ironico e un po’ malinconico ad essere protagonista è la vita in montagna. .

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Nato nel millenovecentoquarantasette a San Marcello Pistoiese, Stinchi già da ragazzino decide di voler fare il cuoco. Per quei tempi, fu una scelta coraggiosa e in controtendenza. La maggioranza dei suoi coetanei ambiva a un diploma o, meglio, a un impiego lavorativo in fabbrica, magari in quelle realtà industriali come la Società Metallurgica Italiana di Campotizzoroe la Cartiera Cini de La Lima che sembravano garantire un futuro all’ insegna della felicità per le genti della Montagna Pistoiese. Stinchi è figlio di un boscaiolo, uno di quelli che viveva seguendo il motto “ Abbi di tuo e non ti mancherà niente” e che si faceva forte non di un salario ma di una propria manualità. Il giovane diffida, dubita che quello offerto dagli opifici possa essere il domani, che possa fornire un’ idea di felicità. A conti fatti, aveva ragione di dubitare.

“ DottorAfrica”


Il nuovo libro di Federico porta la prefazione del Magistrato e scrittrice Jacqueline Monica Magi ed è pubblicato da 'Ouverture Edizioni' di Grosseto.
Sinossi dell'opera

" Dottorafrica, dateci il nostro medioevo quotidiano!” sono il titolo e sottotitolo di questo mio nuovo libro che porta la prefazione del Magistrato e scrittrice Jacqueline Monica Magi, libro nato in seguito all’esperienza fatta nello scorso aprile come volontario della H.H.P.P (Humanitarian Help Poor People)."

“ Meta della missione umanitaria è stata il Sud Etiopia, nel distretto territoriale di Wasserà. In questo villaggio sospeso nel medioevo, caratterizzato da un senso di antichità che pareva svelare l’essenza dell’eterno, io e gli altri quattro componenti la missione, tutti medici e infermieri guidati dal fondatore della HHPP Dr Martini, abbiamo trascorso una decina di giorni. A darci ospitalità in Etiopia sono state le Suore Francescane che a Wasserà gestiscono un piccolo ospedale e una scuola e che rappresentano una sorta di scoglio di civiltà, salute ed istruzione nel mare del nulla del Sud Etiopia.

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A sorprendermi è stata l’Africa. Mi era già accaduto nei precedenti viaggi in Kenya e ancor più in Etiopia. Quel continente è il luogo dove hanno preso domicilio le emozioni, linfa vitale per chi ama raccogliere e fissare quelle emozioni su carta. In Africa, tutti diventano scrittori.

“ Il bosco di nessuno di voi”


"Il bosco di nessuno di voi" non è propriamente un luogo ma un'altra parte che ciascuno può interpretare e sentire come crede.

Il libro - inconcluso per definizione perché il girotondo degli animali che lo popolano è infinito - racconta di un incanto senza tempo dove lo spirito di osservazione sulla natura si mescola, nell'autore e nel lettore, con la voglia e la determinazione di dimenticare la civiltà, di buttar via l'orologio e di qui, in definitiva, tutto il resto.
Un gatto che gira randagio per il bosco, un pipistrello che si cruccia di non saper cantare, un cuculo che quel problema non ha, un riccio che non vuole esserlo, un'upupa tutta di un pezzo, un frassino che litiga con un faggio e l'immancabile ghiro innamorato. Così le scene del bosco di Federico Pagliai non hanno memoria né coscienza della nostra realtà, ma più entriamo in quelle maglie invisibili più ci diventa insopportabile la vita che siamo costretti o abbiamo scelto di vivere.
Il paese Italia, corrotto, indebitato, offeso dal cemento ci pare una mostruosità rispetto a quel mondo antico che ci raccontano le stagioni, le montagne, le piante e la vita nei campi e l'allevamento del bestiame.

Pagliai è un uomo che dedica tutta la sua vita alla montagna e ce la riporta con la sua dolcezza e la sua crudeltà.
Così il "mondo che gira" male viene sommerso dalle voci degli animali, da miliardi di alberi che respirano e, finalmente, dalla libertà.

“ Come un filo che pende”


Il terzo libro di Federico, pubblicato nel dicembre 2012 da 'Ouverture Edizioni' di Grosseto. Introduzione di Matteo Serafin, giornalista del Corriere della Sera e di Meridiani Montagne. Prefazione di Oreste Giurlani, Presidente di UNCEM Toscana.
Breve sinossi dell'opera

"Vedi ragazzo, sembra di andare avanti, di progredire. . . Ma a me non pare sai? Io ho paura, anzi credo, che si stia tornando indietro. Questo è un mondo che gira male. Ma io, ho quasi cento anni, e ormai sono a fine corsa, non ci posso far nulla. . . Peccato, io non avrei paura di tornare indietro".

Un mondo di crinali, natura, alberi, pietre, animali e funghi. Atmosfere tra fiaba e realtà.

La storia di una vita, quella di Gildo, ultimo contadino della montagna pistoiese, ripercorsa attraverso esperienze, storie e ricordi raccolti dalla penna di Federico, giovane legato alla montagna e alle proprie radici che vuole tenere vive e riscoprire per non perderle del tutto.

Storia di un incontro tra generazioni ma anche storia dello sviluppo, spesso avventato, di una comunità. Andare a lavorare in fabbrica e abbandonare i vecchi mestieri di bosco, di bestie e di campo o continuare a vivere in montagna in simbiosi con i ritmi dettati dalle stagioni? Bivio che divide e che costruisce nuove realtà sociali. Attraverso i racconti di questo libro sarà possibile tornare a vivere un tempo in cui la vita degli uomini scorreva in simbiosi con una natura forte e fiera, un altro mondo così diverso da quello di oggi.

“ Rughe da salita”


E' il secondo libro di Federico. Pubblicato nel Giugno del 2011, viene edito da Biblioteca dell' Immagine di Pordenone ed ha la prefazione a firma di Viviana Melani, docente universitario e di Mauro Corona, scrittore Mondadori ed amico dell' autore.

E' un libro di montagna. Non quella raccontata dall'alto dagli alpinisti, bensì quella vissuta, narrata e scritta dal basso, come seduto ai piedi di un faggio. Una visuale perfetta per conoscere e raccontare la vita della gente di montagna. Il libro, sebbene articolato in racconti, è un primo tentativo di Federico di addentrarsi ad uno stile letterario più vicino ai toni del romanzo. In questo volume, Federico c'è tutta la volontà di Federico di tirarsi da parte, di dare voce a personaggi-simbolo della civiltà montanina. Il titolo, Rughe da salita, è un tributo alla gente dell' appennino. Volti umani su cui il tempo ha disegnato rughe, mappe geografiche di esistenze, biblioteche umane dove trovi di tutto: vizi, virtù e sentimenti.

Storie sospese tra leggenda e realtà di boscaioli, fungai, bugiardi, cantastorie, burloni, cacciatori e scalpellini. Nove piccoli romanzi e altrettanti strategie che i vari protagonisti mettono in atto per fregare la morte, per ironizzare sulla vita quando questa ti prende a schiaffi, per andare in direzione contraria e ostinata, per dare importanza a valori come l'amicizia, il lavoro manuale, l'amore, il contesto naturale. Personaggi animati dall' alfierano motto "volli fortissimamente volli" al guinzaglio, però, di un Destino beffardo che si diverte a regalare, punire, concedere, togliere.Sullo sfondo, scenario mai uguale a sé stesso, il sipario della Natura della Montagna Pistoiese: quassù dove Natura è Cultura, se ci viene tolta la Natura muore anche la Cultura.

“ I miei crinali, sedici colpi di pennato”


E’' il libro di esordio. Pubblicato nel 2008 da parte della casa editrice Maria Pacini Fazzi di Lucca. E’ giunto, primavera 2011, alla terza ristampa.

Un libro scritto di getto, “ di stomaco” come ama dire Federico. Un testo scritto senza pensare di pubblicarlo. Sedici racconti di emozioni, e da emozioni, scritti con un linguaggio essenziale, diretto, tagliente. Come un colpo di pennato: l’antico strumento cui i boscaioli si servivano per disostruire i sentieri.

Ricco di metafore collegate al mondo naturale “ I miei crinali” è costituito da sedici racconti, riconducibili a fatti realmente accaduti, ambientati sui crinali della montagna pistoiese. Un libro che si snoda tra storie di amori e di dolori, di vita e di morte, di goliardie e di fatiche, di amicizie e solitudini. Un libro di identità e di memoria cui Federico si rivolge quasi spronando gli abitanti della montagna pistoiese ad apprezzare la loro specificità culturale difendendola da modelli culturali dilaganti ed estranei alle piccole comunità delle montagne povere.